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TEATRO DELLE CENERI
Mail di Peter
EustaceSent:
Thursday, April 17, 2008 9:45 AM |
Caro Franco,
Trovo finalmente un po’ di tempo per scriverti due righe su
Ceneri.
È un romanzo di paralleli. Ci sono evidenti paralleli con 1984
di Orwell (la storia d’amore, il Grande Fratello, il modo in cui
Frido scopre la manomissione del suo manoscritto) ma in chiave
di farsa, voluta, invece di ammonimento, con il grande computer
i cui circuiti sono uomini e non elettronica. Ci sono poi
paralleli con il teatro dell’assurdo (Becket, Ionesco): i
personaggi di Venezia che riappaiono a Roma in guisa
completamente diversa, l’assurdità della grande messinscena per
“ingannare” Frido. Frido stesso che da uomo di cultura si scopre
anche pugile. Oltre ovviamente ai riferimenti a Giordano Bruno.
Trovo altri paralleli tra i legionari e le Guardie Rosse di Mao
Tse Dong, tra il N.O.M. e la Rivoluzione Culturale, sempre in
Cina, ma anche con il periodo del terrorismo in Italia con
Brigate Rosse/Nere e altri colori ancora, con P2 e Gladio… Per
non dire di quei personaggi dietro le quinte, che ancora oggi
tirano le redini della vita (media, industria, ecc.), nel
romanzo rappresentati in vena di farsa da piccoli idioti assurti
a grado di pensatori (paralleli con i nostri politici odierni?).
Ma anche paralleli tra l’assurda invasione della Cina da parte
dell’Italia e le avventure africane anni ’30 in Libia ed
Etiopia. La guerra civile di religione in Italia che rispecchia
le persecuzioni del passato. E poi, la scomparsa fisica del
Vaticano e le distruzioni architettoniche / ricostruzioni
improvvisate, che ricalcano gli effettivi scempi perpetrati ai
nostri tempi (il petrochimico nella laguna di Venezia, la
siderurgia e la selvaggia devastazione del golfo di Taranto).
Trovo anche un grande parallelo con un commento di Samuel Taylor
Coleridge su Shakespeare: “the willing suspension of disbelief”
– cioè la volontaria soppressione dell’incredulità di fronte a
cose impossibili o improbabili per accettare l’invenzione
dell’autore: da un lato, il “tuo” teatro è impossibile, ma
dall’altro, accettando le tue premesse, funziona e convince.
La tecnica del dire/non dire come si è sviluppato il caos
nell’Italia futuribile è molto efficace: crea un’atmosfera di
incertezze, sospetti, confusione molto convincente. È evidente
una grande maestria nell’organizzare la trama, grazie anche alla
tua prosa concisa, snella, diretta, limpida. Anche gli argomenti
filosofici riescano inserirsi in modo egregio. Se l’epilogo da
un lato è prevedibile, da un altro lato sottolinea l’isolamento
sociale odierno – ognuno deve badare a se stesso. Allora dalla
farsa emerge sì un ammonimento – terribile e triste. Sei pronto
per un quarto romanzo che, sono convinto, sarà ancora migliore.
Con affetto sincero, caro amico
Peter
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TEATRO DELLE CENERI
Mail di Donata
Righetti
Sent: Wednesday, August 06, 2008 12:17 PM |
Caro
Franco ho appena finito di leggere il suo Teatro delle
ceneri che ho molto apprezzato per l'ampio respiro della
storia, la costruzione complessa e incalzante, così ricca di
echi e di sorprese. Il suo libro mi ha fatto buonissima
compagnia in questi giorni di vacanza e spero che abbia tutto il
successo che merita. Ancora grazie e un affettuoso saluto,
Donata Righetti (le scrivo rispondendo a un suo messaggio perché
il suo indirizzo di posta elettronica non risulta accessibile)
Donata Righetti
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TEATRO DELLE CENERI
Commento di Mario Presa
Sent: Tuesday, August 26,
2008 7:36 PM |
Conoscere la storia è una
delle più nobili ricchezze e virtù.
Franco Ceradini ha dato alle stampe nel Marzo 2008 il suo terzo
romanzo.
Cenere saranno le attuali ideologie, le adulazioni al potere,
l’ossequio vile delle masse, il cui applauso cesserà improvviso,
caduto il sipario, spariti i personaggi che ora ingombrano
l’orizzonte Italiano, le impalcature politiche e religiose,
settarie sulle piazze, personaggi appariscenti, fatiscenti,
vuoti, buffi; il popolo stava applaudendo la cenere nel Teatro
delle ceneri.
(Inciso: ieri applaudiva Mussolini, pericoloso uomo della
Provvidenza, oggi applaude Corcovizzo).
Il romanzo conduce il lettore entro percorsi sotterranei
seguendo una logica reale, irreale, surreale nella narrazione di
fatti, eventi della quotidianità con improvvise cadute,
interruzioni, emersioni ed immersioni dentro paure, incubi,
poteri occulti sfocianti o sfioranti improvvise aggressioni
fisiche e minacce: i legionari, gli integralisti, il N.O.M., i
legionari dell’Ekpyrosis che evocano processi e roghi medioevali
(Giordano Bruno…).
Su fili mentali che sono tra,e, scopo e motivo finale,
sovrastante del romanzo, l’autore dentro un acuto snodo sempre
logico preconizza (come fece a suo tempo P.P. Pasolini) i
pericoli nella presentazione e rappresentazione di una fragile
italica democrazia, davanti ai conati e rigurgiti di una
sovrastante (e devastante), dittature (viene in mente il governo
dei colonnelli greci o le dittature passate dell’America Latina:
impossibili, ma possibili).
Dittatura politica, partitica, egemonica di poteri e strapoteri
e predomini economici, televisivi, apparati per sedurre e
circuire le folle, (che come scriveva Seneca, si accodano alla
parte peggiore (“vulgus vult decipi”), piovra mafiosa nei
meandri di sette integraliste o placide cecità e ottusità
religiose, l’immenso potere sovrannaturale intoccabile illumina
oscuro nei tentacoli sotto le mura del Vaticano.
Aneliti da Parigi, scricchiolii sotto Venezia, logorio di macina
di obsoleti rimasugli sotto il Vaticano - che simbolicamente e
storicamente - ha esaurito e usurpato le sue funzioni,
diventando a sua volta obsolete intreccio di poteri (religiosi,
settari, politici, economici nonché integralismo sradicabile da
sradicare).
(Pasolini: “la Chiesa potrebbe svolgere un ruolo meraviglioso
all’ opposizione”).
Come Pasolini invocava un processo per i potenti poteri del suo
tempo, al Palazzo, (il processo alla DC con Andreotti, Gava,
Restivo, Forlani... in manette) il romanzo di Ceradini evidenzia
la necessità di un processo al potere, alla società, ai media,
ai manovrati e manovratori, alle ideologie tutte votate al
fallimento.
Invece di esercitare una funzione di sferza moralizzatrice anche
la Chiesa col Vaticano (sempre col potere) affoga.
Mario Presa
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